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Vincenzo Straziota: il mio confine tra umanità e spiritualità

  ...E IO NON HO PAURA

Pubblicato ieri alle
Milano

in MOVIMENTO contro l'omofobia e la transfobia... FIACCOLATA
Milano, 21 settembre ore 20,30

(il programma può subire variazioni)

  LEGGE SULLA TRANS-OMOFOBIA

Pubblicato ieri alle

La proposta di legge presentata dalla parlamentare Anna Paola Concia che ampliava la legge Mancino sulle discriminazioni è stata affossata da una votazione su una pregiudiziale di costituzionalità sollevata dall'UDC.

  Special Care: ecco gli sconti

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Pubblicato Venerdì 28 Maggio alle
Viareggio

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Con l'acqua della coerenza

  Con l'acqua della coerenza

Rovistavo in un cassetto alla ricerca di un bigliettino da visita, quando mi sono imbattuto in una fotografia che mi ritraeva urlante, infagottato in un groviglio di coperta bianca e turchese, come si confà ad un vero maschietto, alla tenera età di qualche mese indefinito, in pieno contatto con l’acqua battesimale, indirizzata sulla mia fronte da un prete incaricato direttamente da Dio, per investirmi del sacramento cattolico e iscrivermi di diritto nei registri della Santa Madre Chiesa, con indirizzo Cristiano Cattolico…il mio percorso di vita, designato e deciso per me da altri, stava avendo inizio.

Guardare quell’immagine ha generato in me una serie di flashback che riassumevano il mio passato. Mi hanno invaso una serie di ricordi che hanno attraversato la mia vita e, a seguire, tutta la mia crescita e le mie evoluzioni.
Da quel momento in poi, in cui sono stato battezzato, hanno cominciato a prendere forma la mia personalità, il modo in cui percepivo il mondo e la mia conseguente modalità di relazionarmi. Le mie caratteristiche, le risorse, i difetti, le paure, le difficoltà, il mio orientamento sessuale, e in affiancamento, tappe di vita e percorsi sociali da manuale, le scuole, i traguardi, i sacramenti religiosi.

La mia crescita personale e individuale, il mio percorso di vita, mostrano quanto la mia primaria esigenza, sia sempre stata quella di cercare di rimanere aderente e rispettoso, quanto più possibile, del mio essere e delle mie conseguenti volontà, cercando sempre di preservare i miei valori, associati anche alle azioni.

Così, nel momento in cui ho preso maggiormente possesso della conoscenza di me stesso e di quello che rendeva giustizia alla mia verità, ho cominciato a mettere ordine in quegli aspetti della mia vita che fino ad allora avevo trascurato o accettato per inerzia. Primo fra tutti la libertà di essere serenamente omosessuale e sentirmi armonicamente parte del mio microcosmo, della fetta di vita e di mondo in cui vivo, fino a sentirmi un elemento presente e attivo, cercando di smettere di subire gli eventi. E oggi posso dire, con orgoglio, di aver raggiunto questo traguardo, di essere sereno e felice di quello che sono, osservando con la giusta distanza, quello che è la percezione di me all’esterno, filtrata, pregiudizievolmente, dal mio orientamento sessuale.

In questo periodo sembra che qualcosa abbia destato il mio torpore, che qualcuno abbia indignato il mio disgusto, e queste sensazioni sono accompagnate alla volontà di non sentirmi sopraffare, al non volermi abbandonare alla rassegnazione.
In questo particolare momento della mia vita, in cui assisto allo scempio e all’orrore che sta finalmente emergendo dall’operato degli uomini che hanno preso possesso della Chiesa Cattolica, uomini che ogni giorno inneggiano all’odio soprattutto nei confronti degli omosessuali e che contestualmente si professano portatori autorizzati da Dio in Spirito (perché dire “Dio in persona” mi sembra scorretto) della Sua parola e del Suo amore incondizionato verso il genere umano (aggiungerei “solo quello che rispetta i canoni prestabiliti dagli uomini di chiesa”), in questo periodo in cui ho accompagnato i miei nipoti verso il battesimo e la comunione, in questo momento storico dell’Italia in cui i diritti degli individui sono allo zenith rispetto all’operato di coloro che ci governano e soprattutto i diritti della comunità rainbow vengono sempre più bistrattati dalle autorità governative con le continue e inopportune e razzistiche ingerenze del Vaticano, io sento di voler prendere le distanze da questo elemento.
L’ipocrisia che appartiene alla mia adesione alla Chiesa Cattolica ha raggiunto il massimo livello di sopportazione.

La mia fede e la mia spiritualità, nulla hanno in comune con la Chiesa Cattolica e io, da questa, voglio allontanarmi, procedendo con la pratica di apostasia o più comunemente chiamata sbattezzo.
Così ho assunto delle informazioni attraverso il sito www.uaar.it completo di direttive e moduli su come effettuare e richiedere il proprio sbattezzo e la relativa cancellazione dai registri dei fedeli della Chiesa Cattolica.
Questa è stata una decisione ragionata, sentita e discussa, del tutto personale.
La procedura prevede l’invio di una raccomandata, presso la chiesa in cui si è ricevuto il battesimo. A tale richiesta, il parroco incaricato, è obbligato a dare risposta affermativa, quindi l’aspetto pratico della richiesta è veramente semplice.

Mi rendo conto però che l’aspetto intimo ed emotivo è più complesso. La decisione di diventare apostata è sicuramente più dolorosa perché ho dovuto necessariamente fare i conti con il mio passato, con quello che sono e i passaggi che ho compiuto per arrivare a quello che sono oggi, perché la Chiesa ha indubbiamente fatto parte della mia formazione culturale e sociale e oggi sento che appartiene solo al mio passato.

Per mettere in pratica lo sbattezzo, ho incontrato la sofferenza negli occhi di mia madre che ha sentito estrapolare un’altra parte di se fecondata in me, nel momento in cui mi ha messo al mondo, perché lei ha voluto, insieme a mio padre, educarmi (aggiungerei per semplice cultura) alla fede cattolica e questo mio gesto ha assunto, per loro, un po’ un valore di allontanamento, il significato di questa azione ha rappresentato, per loro, un rinnegare quello che loro rappresentano per me, poiché è difficile per un genitore, vedere nel proprio figlio, simboli di individualità e differenziazione da quello che loro avrebbero voluto che il figlio stesso rappresentasse. Ovviamente non mi hanno ostacolato (se non nel fornirmi informazioni confuse circa la chiesa in cui sono stato battezzato..eheh..), ma hanno serenamente espresso il loro dispiacere per questa mia decisione.

Poi ho dovuto scontrarmi con il parroco della chiesa presso la quale sono stato battezzato. Il mio parroco era difficilmente raggiungibile di persona per me, perché riceveva in orari che non combaciavano con i miei e io desideravo invece incontrarlo per dirgli quello che volevo fare e soprattutto spiegargli le motivazioni che mi spingono a questo gesto. Il fatto che io, omosessuale, sia respinto e ostacolato dal cattolicesimo, che la mia persona è giudicata in maniera deviata, senza conoscere realmente chi sono, ma giudicato solo dall’oggetto del mio amore. Il fatto che la mia completa accettazione da parte della società civile e legale, è fortemente ostacolata e rallentata dalle dichiarazioni che la Chiesa Cattolica esprime nei confronti degli omosessuali. La rabbia e il dolore che mi provocano le parole del Papa e dei suoi rappresentanti. Ma non ho potuto prendermi questa soddisfazione perché ho parlato con il parroco solo per telefono e lui, dopo avermi dato conferma che io fossi stato battezzato presso la Chiesa in cui lui svolge servizio, mi ha letteralmente chiuso il telefono in faccia, dopo aver sentito che volevo inviare una raccomandata per richiedere il mio sbattezzo.

La mia rabbia è cresciuta, io volevo un confronto, volevo fornirgli delle argomentazioni che potessero aprire al dialogo, volevo anche scontrarmi con lui che ovviamente era investito del ruolo del capro espiatorio, volevo rivolgere a lui il mio rancore per quello che subisco ogni giorno a causa delle dichiarazioni del Vaticano e volevo che lui mi fornisse delle risposte, che esprimesse il suo pensiero in merito.
Ma sono rimasto con il telefono in mano e la linea interrotta e mi sono osservato.
Ero solo, senza nessuno intorno, in uno spazio vuoto, indignato e incazzato.
Solo in quel momento è emersa la verità, la convinzione che quello che stavo facendo era una scelta maturata nella mia individualità, che riguardava me e il mio stato di coesione con la mia anima e non riguardava nessun altro.

Non riguarda nessuna persona, nessuna fede, nessuna religione, nessun uomo di chiesa, nessun genitore, nessun valore, nessuno status sociale, nessuna tappa personale, nessuna istituzione, nessuna particolare referenza, ma solo me stesso.
Solo questo mi ha fornito serenità, sapere che ero in pace con me stesso, che avessi fatto la pace con quella mia ferita, causata dal confronto con l’esterno, con quella perenne sensazione di rifiuto che mi ha accompagnato per lungo tempo nella mia vita, quella sensazione di inadeguatezza, quell’idea malsana di essere sbagliato o malato o condannabile o disgustoso. Oggi sono felice di chi sono e come sono, vorrei rinascere (se esistono altre possibilità) omosessuale mille volte e questa consapevolezza conferisce serenità ad ogni mia scelta di vita.
La condivisione pubblica che faccio di questa mia decisione, sopperisce al mio bisogno di esternare questa scelta e ringrazio ognuno di voi che ha voluto leggere queste mie parole.
Vincenzo

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